Ieri pomeriggio ero quasi sul punto di cascarci di nuovo, come il solito ingenuo che sono. Stavo discendendo per l’oscuro e rosso ipogeo in direzione centro di milano. Avevo una specie di appuntamento di lavoro. Poggiavo le mie chiappe su un sedile della metro che intanto fulminava le stazioni come gli impercettibili e involontari schiocchi di palpebre che comunemente siamo abituati ad adoperare.. Ed ecco che arriva, anzi sopraggiunge, come da tanto, troppo tempo, non sopraggiungeva, credevo di essermene finalmente liberato di quell’assurda ossessione d’essere, o fingere di voler essere quello scrittore che in definitiva non sono, ma eccola lì l’immagine, l’ispirazione, la scrittura, la storia, appena salita sul treno. Da tanto si sentiva parlare di questa figura, questa specie di fantasma in giro tra le biforcute bocche dei sotterranei milanesi, e nessuno l’aveva mai visto però, nessuno sapeva darne forma. Eccolo là, ero proprio sul punto di tirare il freno d’emergenza, saltare giù dal treno, calpestare correndo a ritroso sulla linea dei binari tutte le parole che avrei raccolto per la mia storia, sì, avete capito bene, ero proprio sul punto di ritornarmene a casa e mettermi a scrivere invaso, vanamente come tutti i sogni, invasato, perseguitato da quell’orrore, lo strazio di avercelo davanti agli occhi, tra la gente che non si accorge nemmeno, ma sa…