Sono seduto davanti allo schermo di un pc (pc sta per personal computer). Il personal computer è sul tavolo. Entrambi ci troviamo in una stanza anche se non necessariamente la stessa. Non ho trovato altro modo per dirlo. Ho un vuoto nella testa più del vuoto che ci schiaccia nella stanza. Ogni tanto allungo le braccia e le gambe per darmi una certa aria di mistero, una sorta di movimento, una direzione da prendere, una decisione, un’incognita, una ics insomma, che a volte diventa ipslon, ho appena accavallato le gambe. E niente, non c’è niente da fare. Il pavimento continua a sostenerci, ci sostiene, ci tiene il gioco, perché noi si continui a giocare. Ma non mi viene in mente niente da dire e perché. Sai dirmi tu perché, per quale ragione io sia o non sia quello che non sono, quello che dico? Prendo una mela e la guardo come se fosse la testa di Orazio. Ci sono più cose in testa e in cielo… diceva, o qualcosa del genere, che. E’ un verme la lingua che mi rode dentro e non pronuncia niente e nessuno. Bisognerebbe tornare nel mondo e morire e di nuovo morire come alberi o cadaveri. Domani dovrò tagliarmi i capelli, sbucciare la mela, interrogare la famiglia di vermi. E’ una follia dichiarata tutta questa storia e per questo motivo io ho evedenziato l’intera pagina scritta e succesivamente premuto i tasti control (ctrl) e x.