Adesso sai, dunque, chi c’era oltre a te, prima sapevi soltanto di te! Eri in fondo un bambino innocente, ma ancora più in fondo eri un uomo diabolico! E per questo sappi: io ti condanno ora alla morte per annegamento!
Il Giudizio 1913, Kafka
Innocente, chi può dirsi innocente. Non esiste l’innocenza. Quando nasci erediti la colpa. Dai fuoco alla lanterna, la stringi in mano puntandola avanti con indicazioni d’avvertenza, la tieni in ostaggio, è nelle tue mani, e t’incammini seguendola nel rustico e stretto corridoio. T’affacci sul primo piano, squarcio di luce, sull’infinito di quello che siamo, o fummo forse da qualche altra parte. Quando nasci erediti la colpa. Insieme a tutte le altre cose, forse questo è il sacco della storia. Ma inconsapevole, non c’è ancora storia. È come aver scagliato la pietra in alto la vita che grida la conquista e piange la perdita. Una scatola di piccole sfere magiche. Mi guardano, la guardo. E vidi il suo viso rigato da lacrime sottili come denti di serpente. E non trovi riparo. Non puoi nasconderti dietro agli altri. Ti nascondono le lacrime più delle parole. Né questi altri possono farsi carico di te, vuoto, dopo il saccheggio, perché tu sei questi altri, in tutto simile / specularmente diverso. È una questione di pronome, d’identità: io tu egli loro nessuno. Ti fa bene piangere. Piangi. Stanchi il corpo ossessionando il pensiero a cui abbiamo dato troppa importanza, e non la aveva, sbricioliamo l’assoluto che ci mortifica pensare il pensiero, informe, diamo corpo all’insignificanza. Quando nasci erediti la colpa. Avevo bisogno delle sue lacrime. Del veleno per topi schifosissimi. Come un morso d’antidoto agli insulti della vita. I miei occhi genitali genitori sono morti quando la videro guardarmi guardare. Mi hanno lasciato solo, unico erede della loro morte. Aspetto precipiti la stella. Si sgretoli infiammando sfiorendo al calore aerostatico del mio corpo rosso crosta. Si spenga la fiamma che m’arde la gola. Addestro come scimmie d’accademia le immagini al silenzio / al buio le parole. Non è un desiderio. È la stessa nascita che cade. Ogni cosa s’incendia si raffredda scompare.