si va in alto per essere visti
e la cecità è il compromesso
la strada è una e una soltanto
io devo essere morto
aspettando che un tuo sbaglio
mi potesse raggiungere
si va in alto per essere visti
e la cecità è il compromesso
la strada è una e una soltanto
io devo essere morto
aspettando che un tuo sbaglio
mi potesse raggiungere
Ecco. Ormai sono troppo vecchio per pensare alla poesia, ancora, e
troppo troppo stupido per non impedirmi di farlo. Avrei dovuto
arrendermi quando ero in tempo e seguirne di nascosto le tracce che
affiorano alla luce e perderle. Forse bisognerebbe tornare indietro ai
tempi in cui si è poeti senza bisogno di scrivere poesie. Ma c’è
tuttavia ogni tanto un’immagine che viene, che mi spinge a umiliarmi
come adesso, in questa primizia del niente, con le mutande abbassate
fino alle ginocchia davanti alla finestra e sembra che voglia dire
qualcosa. Ma basta. E poi, ecco, vedete, miei occhi miei, stanchi
dispersivi tralicci, guardate, c’è quest’immagine che mi sembra sia
l’ultima come dopo una notte ultima di pioggia, chiusa dell’inverno, che
non ti lascia mai dormire e che si svuota come una boccetta di calmanti
posata sul comodino e il suo volto rigato di tutti i giorni fantasma
trasparente riflesso nel volto somigliante che una pozza d’acqua
restiuisce alla luce e agita come bandiera al vento che un raggio di
sole regge e prosciuga.