Timeline

By wordinprogress

 

Il tempo sembra in ogni caso passare. Quando ti volgi indietro e già non

ti ricordi. E mi convinco del bene di tutto questo incessante scorrere e

scorrere e scorrere e che sia davvero così. Passi il tempo e tutto il

mondo passi e tutto continui a passare. Mi inchiodo su questa frase come

un codardo sul patibolo. Ma sono sopratutto stanco. Perché in realtà non è

il tempo che passa. Ti guardi intorno e tutto ha un sentore di già visto

una volta, due volte, tre quattro volte. Tutto appare uguale a come lo

lasciammo o riposto in ruvide scatole. Quello che abbiamo scritto, e

quello che non abbiamo. Gli orologi continuano a mordere i passanti sui

marciapiedi e sotto, capovolti nelle pozzanghere, se ci sono le pozzanghe,

e sopra, nelle vetrine, se ci sono le vetrine, ma sempre sopra di noi c’è

una vetrina. A scatti fulminei le lancette dei secondi si srotolano come

tappeti o lingue di camaleonti. Ci fanno strada come un invito

irrinunciabile. Non puoi. E continuamente il mondo si svuota e si riempie

di fiori e di letame. E tu sempre fermo a guardare oltre il vetro. Dietro

questo mondo ci deve essere un polso che pensa di scrollarsi di dosso

tutta la polvere dei cieli, e lo fa ruotando come un uomo in fiamme che si

rotola per terra. Dietro questo polso ci deve essere un uomo che pensa di

scrollarsi di dosso tutta la polvere dei cieli, e lo fa scuotendosi come

un burattino che tenta di recidere i fili che lo reggono in piedi, come

chi volesse vedere chi si nasconde dietro di sé. E c’è una luce di metallo

in cui il volto si riflette e che non conosce spazio, né gli anfratti tra

le pietre.

 

 

 

 

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