Archivio per Febbraio 2009

Finzioni

Febbraio 17, 2009

il tempo va sca(n)dendo tra le sue braccia

appese con un tubicino a una clessidra.

E’ un innocuo bombardamento – tanto

per seguire la regola del contrappasso.

Indossa una maschera perché lo aiuti

a respirare ad alta quota. Al suo fianco

sta seduta una figura, gli tiene una mano

sussurrando parole come fossero

bandierine sulla pista

 

 

Nella mia storia

Febbraio 9, 2009

Da qualche tempo dormo serenamente, dormo così serenamente che, se solo fosse possibile, un angelo sembro…, ma non era questo che volevo dire, piuttosto, e con molte probabilità di riuscita, sono certo, susciterei invidia a molti uomini che si credono vivi, e invece; e ad altri, scometto, ignari non ancora e non per molto.
Niente mi inquieta e nessuno mi disturba. Nemmeno la mia non presenza. Sono così profondamente immerso in me da non sentirne
neppure la mancanza. Devo essermi perso, immagino, in questo mercato di mondo, come un ragazzino attratto dalle luci dei magazzini generali; o un infante lasciato in carrozzina in qualche ripido corridoio di un qualche sperduto centro commerciale della catena di desideri inespressi o esauriti; come pure, non è da escludere, dimenticato in una macchina posteggiata là fuori in divieto di sosta,  perché già i posti disponibili tutti occupati, e per di più senza marcia né freno di stazionamento; come anche una barca debolmente legata a una bitta da dove facilmente si snoda e si lancia alla deriva dei santi bevitori, insomma devo essermi perso nella triviale e blasfema quotidianità.
Non una sola inquietudine, non una sola parola da falso poeta eremita o scemo, non un verso d’asino o d’ovidio strascicante sul cielo della pagina come di un qualsiasi frutteto.
L’anima, se solo avesse ancora senso parlare di anime, non tenta più di manifestarsi, d’uscire allo scoperto. Semplicemente è in sé, come le numerose ciglia secche di una meridiana, in tutti i luoghi e in nessun tempo.
Ogni sera la testa sprofonda nel cuscino e con la mente gli occhi mi riportano all’ultima stella vista al mattino. Ogni sera, una manciata di secondi, a me sembra, e subito m’addormento. Non smetto. Ma potrebbe anche essere ancora mattino ed è solo mia la sensazione di questo oscuramento, come di palpebra che per gravità o stancezza s’abbassa dissolvendo la già povera luce di questo mattino. Ma so che mi sbaglio e perciò continuo a dormire nella mia storia priva d’attrazione, mobilità, tensione, e dunque senza continuità o turbamento.