Archivio per Agosto 2009

Agonia

Agosto 19, 2009

Per le sue parole che il vento mi portava
e il caldo luccichio di quegli occhi lontani,
apparentemente inafferrabili
come stelle negli abissi dei cieli
ma pronti, al mio primo gesto, a cadere
e in cui sembrava a me di potermici vedere
come su vetri rotti sparsi in mezzo ai prati.

Per il mormorio del suo incanto notturno
che solo noi possiamo riascoltare,
traghettando nel sogno,
con l’orecchio mai stanco coricato
sull’altoparlante di un telefono cellulare,
come un lenzuolo su un cadavere di porto.

Davanti al suo amore prostrato, messo
a nudo quasi genuflesso,
incorporeo desiderio che solo
aspetta diventi eterno
gorgo di sangue,
raccolto dal vetro
dei suoi sguardi nell’erba
secca.

Ed è qui che son fermo, come in-sogno
quando le braccia e le gambe non rispondono,
o in mezzo al mare dopo una nuotata estrema.
Ed è qui che sono come pietra,
paralizzato e senza memoria
dei miei passi, inchiodato a un albero
senza vela, folle e nudo e senza lamento.

Eppure a poco a poco sento
crescere dentro me ancora
un poco di quel sale
inestinguibile,
insondabile, incurabile come
un cancro ma necessario a entrambi,
aspettando solo che spunti fuori,
da palpebra di nuvola,
pure la carne, l’uomo
da questo pagliericcio
“come zampe di topo sopra vetri infranti”
e gli occhi lucidi, tumefatti
come corpo sbrecciato da scintilla
primordiale, gravido
d’inferno.