A volte il sonno ritarda a mordere il corpo
nel deserto delle ore trascorso a guardare
il sole cautamente ruotare come un avvoltoio
intorno al sole. Attende un sonno che tuttavia
non arriverà mai. Io non dormo e, nel mio non
dormire, il corpo avverte il fresco buono
sulla fronte, una nuvola che tramonta
sul miraggio, la stanchezza del verbo impallidire.
È troppo e non basta ancora. Mai scoprirò
la parola impiccata alla gola riarsa, mentre
il disegno dell’uomo si completa, sospeso e
distante e il cielo e la terra e il mare in mezzo
come un bimbo che salta dentro a una corda.