A volte sembro un uomo… o uno di quegl’uomini
innumerevoli che sembrano avere delle idee,
e con quelle, senza scrupoli, le propongono innanzi,
chiamandole per nome, le espongono, tralasciando ogni fondamentale retrospettiva, sgorgano, incestuosamente in superficie -
sangue versato dentro il canale metallico,
esaurendo tutte le risorse, stremati natali,
controfirmando d’inchiostro labirintiche direzioni,
come un contadino che gira e rigira la terra,
quello è il suo nome che la morte già invidia,
come pure un dormiente insonne tra le lenzuola.
A volte sembro un uomo… è vero, o uno di quegl’uomini
innnumerevoli appena scesi da un treno
proveniente da terre sempre più lontane
e che qui, in mezzo al mondo, è questo quello che conta,
sani e salvi, per fortuna, li ha trasportati, e che bene
hanno capito quale è la direzine da prendere, quella
(della freccia), quale lasciare e quale vietare.
Ma il più delle volte sono solo uno che si gratta la testa.