Archivio per la categoria ‘poesie’

Finzioni

Febbraio 17, 2009

il tempo va sca(n)dendo tra le sue braccia

appese con un tubicino a una clessidra.

E’ un innocuo bombardamento – tanto

per seguire la regola del contrappasso.

Indossa una maschera perché lo aiuti

a respirare ad alta quota. Al suo fianco

sta seduta una figura, gli tiene una mano

sussurrando parole come fossero

bandierine sulla pista

 

 

Timeline

Settembre 22, 2008

 

Il tempo sembra in ogni caso passare. Quando ti volgi indietro e già non

ti ricordi. E mi convinco del bene di tutto questo incessante scorrere e

scorrere e scorrere e che sia davvero così. Passi il tempo e tutto il

mondo passi e tutto continui a passare. Mi inchiodo su questa frase come

un codardo sul patibolo. Ma sono sopratutto stanco. Perché in realtà non è

il tempo che passa. Ti guardi intorno e tutto ha un sentore di già visto

una volta, due volte, tre quattro volte. Tutto appare uguale a come lo

lasciammo o riposto in ruvide scatole. Quello che abbiamo scritto, e

quello che non abbiamo. Gli orologi continuano a mordere i passanti sui

marciapiedi e sotto, capovolti nelle pozzanghere, se ci sono le pozzanghe,

e sopra, nelle vetrine, se ci sono le vetrine, ma sempre sopra di noi c’è

una vetrina. A scatti fulminei le lancette dei secondi si srotolano come

tappeti o lingue di camaleonti. Ci fanno strada come un invito

irrinunciabile. Non puoi. E continuamente il mondo si svuota e si riempie

di fiori e di letame. E tu sempre fermo a guardare oltre il vetro. Dietro

questo mondo ci deve essere un polso che pensa di scrollarsi di dosso

tutta la polvere dei cieli, e lo fa ruotando come un uomo in fiamme che si

rotola per terra. Dietro questo polso ci deve essere un uomo che pensa di

scrollarsi di dosso tutta la polvere dei cieli, e lo fa scuotendosi come

un burattino che tenta di recidere i fili che lo reggono in piedi, come

chi volesse vedere chi si nasconde dietro di sé. E c’è una luce di metallo

in cui il volto si riflette e che non conosce spazio, né gli anfratti tra

le pietre.

 

 

 

 

Clessidra

Gennaio 31, 2008

allora palpebra che sfiora
agitati sogni come sotto un trasudato velo
nient’altro che spasmodiche
pulsazioni accelerano il tempo
la testa legata in un sacchetto
polvere diventa sulle pieghe
di un vaneggiato deserto
le lenzuola d’una metamorfosi
*