E io non so non dico scrivere o solo immaginare poesie queste stanze
diverse in cui entrare come ladri sguardi lanciati sempre doppi come
dadi dai marciapiedi e dai dai dai a una porta e dai a una parete e a un
vetrofinestra a un tappeto verde vertigine d’erba pestata da sconosciuti
passi che non passano nemmeno aver voglia di piangere e bere vino ai
funerali ingrassare d’infinito e neanche desidero un poco morire assurdo
dire desidero assurdo dire non andare nei suoi occhi sempre vuoti
vuoti.