Senza Libertà

La libertà non è altro che la possibilità
per la coscienza di dire di no.

Crescono cresciamo
come peli da radere
di nuovo. Petulanti
da sempre e per sempre
sonnambuli sul filo
del rasoio che ci separerà.
“Spero si tagli qualcuno”
diceva ogni mattina
alle nove John Brown
mentre si radeva
guardandosi dal fondo
dello specchio del bagno
che gli restituiva
un volto azzurro esiliato
dalla notte, come dai peli
pubici di sua madre,
e scintillanti di brina
sull’erba di primo mattimo.

In fondo in fondo – diceva –
vivere non è che un
guardarsi guardare
lentamente ferire – ridiceva
ogni mattina appena
sveglio John Brown, rotolando
fuori dal letto
come una bottiglia verde
di whiskey con il tappo rosso.
E dissanguarsi dissanguare
il passato non è
che un cumulo di pelo e
sangue rappreso – stradiceva. Noi
fertilizzanti per la
prossima vagina. No!
– gridava. Oppure. Sì. Vieni.

Ma poi: “Preferisco tagliarmi
i coglioni” vagiva
ad ogni risveglio John
Brown ritrovandosi solo
nel letto ammanettato
con mutande da donna.

Chissà cosa sognava…
ma questo non doveva essere
un sogno, o non doveva
essere che un sogno, lei
più bella dell’amore.

Pensava fosse quella giusta,
l’ultima, e invece eccolo
lì, a carponi sul pavimento,
con le braccia infilate dentro
mutande da donna, insegue
la rotolante bottiglia verde
per una sorsata di linfa
incendiaria.

Allora prende una macchina,
dal parcheggio del supermarket,
come ogni volta, e
sale su per le colline,
poi cosparge i sedili di benzina,
quindi le dà fuoco e la getta
come una molotov nel vuoto dirupo.

Per tutto il colle
ci sono macchine incendiate,
ormai di diverse gradazioni e colore,
per via della corrotta carrozzeria e
del vento che dissolve ogni cosa
passando, pian piano, come
lo scambio di due immagni o la retta
dei binari.

Sono punti di rifermento dice
John Brown. Il colle, le macchine,
le palle. Ha addobato
il suo albero di natale. E poi
sodomizzarsi
sodomizzare oltrepassando
l’orizzonte mordere suggere seni
mostrare il culo al futuro
con le mutande abbassate
dai finestrini. Questo sì,
si dovrebbe.

(occorre conservare per cambiare, diceva Sartre)

Conservare per cambiare…
Sì, ma cosa, quale autostrada?
Quale botte di vino?
Conservo le sue strisce
come quaderni in un cassetto,
i suoi scuri misteri nelle vene.

“Io dovevo essere il futuro.
E dunque lei è il mio passato.
Il progetto a venire.
Ma doveva essere come
per sua libera scelta.
Allora le ficcai un dito nel
culo” raccontava John Brown
“mentre il mio cazzo era poco
a mezz’asta nella sua fica,
perché partecipasse cristoiddio!”

e occorre andare sempre più
a fondo…
Trovarmi nel suo desiderio –
continuava – fu cosa poco sgradevole.
Il problema era accettarne
il consenso e le conseguenze.
Perché è meglio rimanere sconosciuti
che nulla si perde a voler essere
buchi di stelle leccate dagli occhi.
Che una volta entrati in confidenza
sembra sia facile e lecito
infilare prima due dita poi tutto
il resto tra le pieghe di labbra
arrossate di chi mai riesce a dire
di no.

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3 thoughts on “Senza Libertà

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