La paranoia di un personaggio

 

 

 

 

 

Non so se fuor dal leggibile io esisto o è la vita che dai margini mi osserva. Talvolta mi sembra d’essere avvolto in me stesso come un’identità (che non ho), o un cappotto che sta stretto alle spalle, curve e gonfie per le ali o le scale da fare, e le maniche son corte.

Quest’angoscia mi deprime e non mi saziano le distanze focalizzate in vari punti morti della storia. Che per essere storia devono esserci punti, e questi punti risoluti, ergo: morti.  Mi si può obiettare qualsiasi cosa, certo, io non esisto! Ma in questa analisi, vorrei puntualizzare, visto che sono io la parte del discorso, e non una soltanto, ciò che di me si conosce è solo una minima parte, qualche segno vivibile per interpretazione.

Chi è Adriano? Nessuno? E Nessuno non dicevano forse che era greco? E perché poi, non a caso. Ergo. Un uomo bruttissimo come Cristo, storico, secondo quanto mi fu concesso di ascoltare in bocca a uomini moderni, le cui menti hanno attinto notizia in fonti ritenute attendibili, dagli antichi scritti di Tertulliano, fino alle più recenti scoperte inflitte al Sacro Velo. Un identikit hanno avuto il coraggio di improntare. Già, come se si stesse dando la caccia a un criminale. Ma no, che dico, al Padre della nostra sofferenza (non voluta?), anagrafica cristianità, anacronistica frode (come a dire: so dove trovarti, o trovarmi).

Un uomo bruttissimo Cristo.

         Adriano!

         …Beronìke, in greco. Da Beronìke poi: Veronica…

         Adriano! (a me).

         Oppure, Veronica, vera icon: storpiatura probabilissima…

         Perché la Beronìke degli atti di Pilato…

         Adriano! 

Così nacqui io, per bocca del primo sconosciuto. Parola mia. Adriano Meis.

 

………………………………………………………………………………….

 

dialogo estratto da: Uno, nessuno e centomila. Di Pirandello.

Veronica: l’immagine di Cristo lasciata sul sudario.

infatti

La veronica nostra (Dante, Par. 31)

 

 

Risucchiato dalla gora

sarò utile per appena un altro giro della ruota.

E in quest’arco di macina breve sarà

il distacco all’altro lato trascinati via. (rapiti avrebbe detto Seneca)

Ebbri di vertigini e di gioia fanciulla, tanta,

così tanta che vorremmo tornare indietro

a fare un altro giro sulla ruota…     

e il separarci sarà un piacere condiviso ancora da altri.

 

 

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