Sogno nelle notti il sogno

 

 

Sogno nelle notti il sogno e sogno d’essere Sherazad. E’ diventata un’abitudine ormai. Ho timore che non potrei più farne a meno. È così che capita con l’amore, cresce e col tempo si solidifica, per poi infine a poco a poco sbriciolarsi. Sogno nelle notti il sogno e sogno d’essere Sherazad. Ma è così vivo il sogno che al risveglio mi pare di stare ancora sognando e sogno di essere il sogno di Sherazad.

Non saprei come spiegarlo. Ogni mattina appena sveglio ho la necessità di sentirmi raccontare una storia. Non importa che storia. L’importante che sia sconosciuta e, il più possibile, viva, ancora più di quanto possa esserlo un’illusione. Alla fine giudicheremo. Statene certi. Ma non c’è nessuna Sherazad qui con me. Né sua sorella Dinazard a cui doveva raccontare, come d’accordo, un’ultima storia. Né io potrei interessarmene come neppure il sultano Shahriar se ne interessava. Eppure cospiravano da tempo qualcosa/qualcuno contro di me. Un erede forse. E appena sveglio non posso evitare di sentirmi inquieto e in pericolo. E devo fuggire oppure rimettermi a sognare.

Ma non posso più essere sicuro di essere io quello sveglio. Può darsi in realtà io stia ancora sognando e tutta questa paura che mi agita dentro e che mi costringe a girare avanti e indietro per la stanza come in attesa di un ragguaglio clinico non è altro che un’emanazione del mio stesso sogno. Così devo mettermi a scrivere. Non ho altra scelta. Per sincerarmene e persuadere il sogno a non sognarmi. Trovare al più presto qualcosa da raccontare. E diventa sempre più difficile. Soprattutto per me che non sono Sherazad né Dinazard né Shahriar né niente. E c’è qualcosa, in questi tre nomi, di inscindibile, qualcosa che me ne fa sospettare un senso di vitalità suprema. Non un’immagine o una allegoria. No. Ma qualcosa di concreto. Nel linguaggio. Nella fonetica stessa delle parole. E non soltanto nell’apertura comune di quelle due “a” per ogni nome senza cui morirebbero, ma qualcosa di più segreto e niente che abbia a che fare con la comunicazione. So soltanto che per scrivere devo inventarmi qualcosa e al più presto.

Raramente ricordo i sogni. Solo frammenti oppure niente. Eppure ogni mattina ho la sensazione di aver perduto qualcosa di prezioso. Dall’ignoto restituito al mondo con quell’oblio necessario per sopportarne la perdita e accudirne il peso di questo vuoto. E devo mettermi a scrivere. Pur non avendo niente da raccontare. Sento che in qualche modo ne vale della mia stessa vita. Allora mi pare di capire che Sherazad è la scrittura. Dinazard ne regge il filo da cui si comincia a dipanare la fitta trama. E a quel punto io comincio a sentirmi sempre più vecchio e bisognoso di farmi raccontare delle storie, come d’accordo, anche se questa storia mi sembra di averla già sentita, ma non importa, perché le storie sono sempre le stesse, e sempre sono diverse, e io più vicino alla conquista del nuovo oblio e delle forze necessarie a sopportarne il peso di quest’uomo che mi fotte e di cui, sappiamo entrambi, non potrei farne a meno.

 

 

 

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2 thoughts on “Sogno nelle notti il sogno

  1. wordinprogress ha detto:

    non saprei, sai che non ci avevo mai pensato, forse perché non immagino a colori e neanche in bianco e nero, o forse nemmeno ci penso, in generale non so che rilievo abbiano i sogni, di certo il colore deve avere un suo fondamento, grazie della vista e della visita.

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