Tutti i fuochi il fuoco

Di chi è quella mano che s’alza
che mima in un gesto di saluto
di chi è questo corpo che nutro
il portacenere colmo dell’arena
dalla strada un mormorio infuocato
un riverbero di paglia imbrunita
di chi è questa voce che avvampa
la linea tronca dell’inizio
che vocifera un numero estratto
sembra quasi per caso in un soffio
che giunga sopra un altro svogliato
ho come l’impressione di vivere
un corpo e con quello mi sono alzato
e ho trasportato il suo corpo
davanti allo specchio mi sono
guardato con i capelli impazziti
dai sogni affondati nel cuscino
di chi sono questi sogni affondati
sono i sogni del corpo che sogno
diffuso in un tubetto di calmanti
mi sono alzato a rispondere e
il telefono ha squillato di nuovo
un saluto di chi è quella mano
che impugna una spada lucente
e di chi è di quel nome che brilla
che lampeggia sul celeste dorato display
anche un’insegna luminosa per strada
non riesce a stabilire un contatto
e anche s’è guasta continua lampeggia
segnali sono io di soccorso qui dice
la voce lampeggia sono io la voce se
n’è andata dalla rete dei microfoni
ognuno invisibile all’altro telefono
qualcuno ripete sono io sono
la voce se n’è andata ridigita un numero
ridigita dopo un altro qualcosa che cade…

liberamente ispirata e incompiuta dall’omonimo racconto di Cortàzar

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