MUTAZIONI

Nell’indolenza di un mare d’Elena

non abbiamo nulla da dirci – disse.

 

Ma per quel segreto celarsi della natura

mi dico, come colei che vuol essere trovata,

nel buio uragano che strappa da terra.

 

Un fiore, un grido.

 

E talvolta nemmeno lei riesce a trovarsi,

in pace, umidi germogli irritati dal mondo

delle scoperte come vipere dei sottoboschi.

 

Disegni, le mani.

 

Convivevo con questa speranza come

colui che tormenta una ferita e sfoglia

la non ancora cicatrice e continua

 

avvelenato, impietrito

 

a scrivere le tante parole latitanti

nel cuore lucido della follia. Ma che peso

possono avere formule magiche,

 

maledizioni, inni

 

incomprensibili ristampe

e ancora nessuna nuova pubblicazione?

A tutto questo stramaledetto ben di dio,

 

io preferisco

 

non mangiare la foglia. Piuttosto

mi arrotolerò un po’ di tabacco,

aspetterò incendiarsi la serranda,

 

aprirsi un varco,

 

compiersi leggera l’espiazione.

Della finestra e della distanza il silenzio.

Ma poi, fu col fiume dei miei occhi

 

che la vidi allontanarsi, piangendo come

una serpe che cambia pelle per il parco.

 

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