Qualcosa succederà

Quand’ero giovane avevo una fame da lupi, disse, mi sarei mangiata un asino intero e non ce n’era. Non lo trovo giusto. E comunque non era possibile, dice, abbozzando un sorriso ancora intelligente nonostante i suoi sicuri settant’anni. Oggi sono senza denti e non mi pare giusto lo stesso, così che anche se potessi mangiare un bue intero non posso. Non è giusto, disse, non è così naturale. Nevvero comare Petrina? Disse rivolgensosi  alla signora che le sedeva accanto. E continuò: prima non c’era niente, oggi c’è tutto. Eppure qualcosa mi pare che non quadri, disse , in questo scenario d’ospedale, aggiungo io con la licenza del caso di cui fui testimone. In questa sala d’attesa siamo tutti malati. Altrimenti non saremmo qui, non le pare? E mi dispiace pure per mastro Peppino il bottaio che lavora al suo vigneto senza sosta e il resto del mondo a bere alla sua salute. Certo anche lui qualche volta. Ma noi siamo qui in attesa. Persone malate in una sala d’attesa. Persone in un ospedale. Persone in attesa della fine. Ma ditemi: si può fare a meno della terra e del sole, ditemi, si può fare a meno dei malati? Che sono doni questi? Mah, come vuole Dio! Concluse.

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