S. Babila

Stamattina ho creduto di trovarmi ancora dentro a un sogno (ma non esistono sogni dentro a sogni etc. etc.) invece di trovarmi alla fermata di s. babila, tanto mi pareva spenta e deserta, o desolata, per gli amanti degli aggettivi. Possibile che non ci fosse nessuno, mi chiedevo mentre scendevo le scale? Eppure l’ora era sempre la stessa, l’ora grave, le sei e mezza. E infatti non ero dentro a un sogno, perché dall’altra parte dei binari ho visto il solito ragazzo dal cranio pelato che riforniva, come ogni lunedì mattina alla stessa ora, i distributori di snack & bibite di s. babila. Ha un senso? Sì, quello che ero sveglio. Ma una volta salito sul treno mi apparve un’allucinazione, non poteva essere altro, visto che ero sveglio. Sempre dall’altra parte mi è sembrato di vedere tre persone in attesa dell’arrivo del loro treno. Ma potrei giurare che prima non c’erano. E dunque sono sicuro che non mi abbiano visto. E forse è per questo che stavano immobili come figure impresse su una tela. Un profilo di donna in piedi sulla sinistra del quadro con lo sguardo in direzione della galleria da cui sarebbe dovuto giungere il loro treno, e una seconda figura al centro, un ragazzo di colore seduto sulla panchina con la testa un poco reclinata e lo sguardo come in contemplazione (poco ci mancava che allargasse le braccia a benedire il vuoto davanti o quel che vedeva) al di là della linea gialla da non valicare ma che invece era oltrepassata dallo sguardo di una terza figura alla destra del quadro. Mi sono portato dentro, per tutta la giornata, quest’immagine, e ancora adesso, se ci penso, non ho capito che significa. Sto morendo, sto male, perché ho le allucinazioni? Tutto questo mi ricorda qualcosa che non riesco a mettere a fuoco in questo momento o non voglio. Se solo uno di loro, un attimo prima, avesse rivolto lo sguardo da questa parte che cosa avrebbe visto, la gioconda o un cesare bruto? Non lo so. Ma di sicuro posso legare a quest’allucinazione due righe che ho scritto un po’ di tempo addietro e che mi pare si adattino bene alla suggestione del momento.

Sulle sue labbra leggevo, nella quiete del sonno: Di sicuro ne verremo fuori da questa crisi che è tutta interiore. Qualcuno dovrà essere felice e riuscire a trovare le parole.

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