Da: Il libro delle illusioni di John Hopeless

John Hopeless è appena entrato sotto la doccia in cui sempre riesce a smarrire la cognizione del tempo, anche se a un certo punto le risorse del boiler termineranno come per ogni altro corpo caldo e la temperatura scenderà di molto, forse fino allo zero. Ma ci sarà tempo per pensare a niente. Al vuoto. Al viaggio che faremo. A John Hopeless non importa. A John Hopeless piace anche l’acqua fredda. Quel che conta è lasciarsi carezzare dall’acqua mentre scivola dal corpo, anche se preferisce fare il bagno. Immergersi completamente nella vasca e rimanere in ascolto. Si possono sentire i dialoghi dell’appartamento di sotto o di quello di fianco o del piano di sopra. A volte anche quelli del palazzo vicino. John Hopeless aveva così affinato l’udito che poteva addirittura ripercorrere le tubature per diversi chilometri, un po’ come le balene, dicono, o internet. Ma non è soltanto una sensazione auditiva, dice, poiché tutto il corpo vi partecipa e l’acqua è solo una cassa di risonanza attraverso cui veicolare la propria attenzione. E anche sotto la pioggia ormai le parole gli arrivavano trasparenti come radiografie della scatola cranica o della gabbia toracica, troppe volte interrogate per i traumi subiti dalla vita, come è riportato nella cartella clinica, e le parole giungevano a John Hopeless in tutta la loro proteiforme complessità come sigillate in buste sferiche che, attraverso il suo corpo, dovevano essere decifrate, perché venivano captate in modo asincrono rispetto ad un’immagine che non esiste, come un deja vu, spiega, un errore di ricezione. Li considerava messaggi di questo mondo e forse anche dell’altro. Per John Hopeless era diventato un gioco, come per noi moltitudine nella sfera dei diversamente abili, accendere la radio e sintonizzarci su una stazione qualsiasi o per le spie segrete di tutto il mondo intercettare le conversazioni altrui. Certo, può darsi che di tanto in tanto il segnale delle trasmissioni arrivi un po’ confuso. Ma quando John Hopeless si rese conto della potenzialità di questo senso tattile-auditivo cominciò a regolare la frequenza che, come dicevamo, all’inizio può essere molto disturbata. Poi l’orecchio e la pelle e il corpo tutto, come dice al suo medico psichiatra, si adattano a questa nuova dimensione, a questo primigenio elemento, come un obsoleto telefono con il filo, e come gli occhi delle seppie e dei mostri dei fondali marini John Hopeless  navigava per  le tubature labirintiche che portano alle abitazioni, superando gli incroci, i gomiti, le spalle, le strozzature, i controlli, i pugnali dietro la schiena, le utenze insignificanti. L’indirizzo che gli interessava però era uno soltanto, come diceva spesso quasi per giustificarsi, e a dire il vero un po’ lontano da casa sua e per questo non sempre riusciva a raggiungerlo. Ma l’attrazione sessuale era troppo forte per restarne fuori, il desiderio di raggiungere e possedere il corpo che gli sfuggiva dall’altro lato dell’acqua era troppo amplificato per poterlo placare, troppo grande rispetto al presente, troppo profondo per portarlo in salvo, c’è qualcuno da qualche parte nell’acqua che cer­cava sempre d’uscire dal silenzio, qualcuno che poteva essermi madre o amante, piagnucolava, e che forse in questo momento mi sta portando alla vita, alla morte, e comunque qualcuno che nella vasca da bagno in quelle condizioni non mi avrebbe mai lasciato addormentare, stremato, come un nuotatore tra le onde anonime.

 

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