L’incanto della scrittura

 

È una notizia vera e attestata da tanti – che ormai nessun saggio e dotto contraddice – che il serpente ha negli occhi un potere magnetico tale che chi cade sotto il suo sguardo, deve andare avanti a dispetto della propria volontà, e morire miseramente per il morso di quella creatura.

Il serpente – Ambrose Bierce

 

 

“Ieri pomeriggio ero quasi sul punto di cascarci di nuovo, come il solito ingenuo che sono. Stavo discendendo per l’oscuro e rosso ipogeo in direzione centro di Milano. Avevo una specie di appuntamento di lavoro. Una cosa seria direbbe forse Palazzeschi. Poggiavo le mie chiappe su un sedile della metro che intanto fulminava le stazioni come gli impercettibili e involontari schiocchi di palpebre che comunemente siamo abituati ad adoperare, gli occhi cercano sempre qualcosa da leggere, da scoprire. Ed ecco che arriva, anzi sopraggiunge, di corsa, come da tanto, troppo tempo, non sopraggiungeva, salta sul treno, credevo di essermene finalmente liberato di quell’assurda ossessione d’essere, o fingere di voler essere quello scrittore che in definitiva non sono, ma eccola lì, l’immagine, l’ispirazione, la scrittura, la storia, appena salita sul treno. Da tanto si sentiva parlare di questa oscura e brillante figura, questa specie di fantasma in giro tra le biforcute bocche dei sotterranei milanesi, e nessuno l’aveva mai vista, però, nessuno sapeva darle una forma. Eccola lì, ero proprio sul punto di tirare il freno d’emergenza, saltare giù dal treno, calpestare correndo a ritroso sulla linea dei binari tutte le parole che avrei raccolto per la mia storia, la mia rovina, sì, avete capito bene, ero proprio sul punto di ritornarmene a casa e mettermi a scrivere come un invasato, un perseguitato da quell’orrore, lo strazio di avercelo davanti agli occhi, tra la gente che non si accorge nemmeno, ma sa”!

 

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5 thoughts on “L’incanto della scrittura

      1. chiaralorenzetti ha detto:

        Uh, si! Ci casca addosso e allora occorre avere un pezzo di carta, una foglia, un lembo di lenzuolo, una margherita per comporre odi fintanto che stanno arrotolate ai capelli. Quell’attimo prima che scappino via.

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