Una Pietà X

X

Adesso sembra riemerso un lato del mio carattere tutto lepre e tartaruga a un tempo. Per di più bloccata su questa sedia a rotelle in seguito a… Ma tutto questo non significa niente…
Intanto che aspettavo il ragazzo del negozio recapitarmi i fogli pensai di tagliarmi le unghie che, mi vergogno quasi a dirlo, erano sì bianche ma anche nere, anzi le unghie dei piedi erano bianche, come è facile intuire, non movendo gli arti inferiori e gli arti inferiori non movendomi; erano nere invece le unghie delle mani, come è altrettanto immaginabile. Non mi è mai piaciuto tenere le unghie lunghe, sebbene curate. Mi tornò in mente il lavoro di quel pazzo di prima. Il cane di Martin Smith che si rifà le unghie sul mio corpo. Sono io stessa la terra da scavare. Sono io il cane. Sono la lordura del mondo che si posa sul mio segreto corpo nudo, qui, nel confuso precipitarsi/dei giorni nel vetro di una clessidra – /Aritmetica infinita che scava/l’imprudenza da capovolgere. Oppure il cane è le mie unghie e la terra è una specie di lima… eppure, gettando a volte lo sguardo in uno specchio come sul marmo di una lapide, sono convinta che, nonostante tutto questo tempo trascorso, sarei ancora capace di sedurre. Sono gli sguardi e le carezze che mi danno afflizione per tutto quello che non sono, o non sono più, dove sono stata, o non sono riuscita a essere, oppure a scoprirmi, a spolparmi fino alle ossa, e restituire alle ossa il candore della scoperta. Dove.

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