Nudo d’alba, orrido e morto

A piedi scalzi sul vitreo mistero…

l’incertezza d’aprile (o di marzo), ma

come una marcia: april march!

(di borghesiana memoria), indietro,

a testa alta, come più volte bevendo,

ignorando il mattino, poiché l’a bici

l’hanno rubata e solo una ruota è rimasta

a un palo legata come i raggi di sole

che l’albero rischiara e gioia nessuna,

come pallida impalatura il tempo

al chiaro di luna tra le siepi sporche

l’uomo che ritorna animale

e strappa dai corpi tutte le vesti.

Ma prova almeno a salvare l’attimo

e separarlo dal puerile timore

di finire sull’erba ancora umida

di stampa di primo mattino,

per le ore senza nomi al momento

né eroi, le voci che si uniscono ai rovi,

i patologi all’urlo dell’insonnia, l’occhio

spento e il grembo gonfio di lupi

nella notte, e quattro ubriachi in lacrime,

si stendono sulle rovine della pubertà.

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