Word In Regress

Il paesaggio fuori dal finestrino di un autobus blu come il cielo scorreva monotono e ondeggiante come le dune del deserto, sinuoso come un nudo femminile. Un uomo  seduto dal lato del finestrino si era addormentato. La testa gli cadeva dal sonno e, istintivamente sembrerebbe, senza coscienza, si risollevava ancora nel sonno, dondolando, ritmicamente, un poco sbavando, come in quei giardini giapponesi, dove una goccia d’acqua riempie, a poco a poco, un tronchetto di canna di bambù, opportunamente svuotato per misurare il tempo nuovo, ogni volta, e le diverse  velocità del moto e la paralisi, come l’anima sul piatto della bilancia subito derubata e il sonno è come un gioco dell’albero dove arrampicarsi e cadere sono solo possibilità, ma è per gioco che si cade dall’albero, oppure si potrebbe dire che è in gioco l’inaccessibile ramo e il ramo è come uno strumento di tortura… la testa che cade sul ramo e subito dopo si risolleva, come quella bandierina arancione sventolata in alto e in basso da uno di quegli uomini a lavoro, men at work, sull’autostrada (un lavoro nel pericolo per portare a casa qualcosa da mangiare… l’uccisero senza neanche il tempo di chiedere perdono) al “riparo” si crede, dietro lo scudo tondo e blu con al centro una freccia bianca della segnaletica stradale che sembra quello indossato al braccio (destro in questo caso) di uno spartano. La strada si restringe, una corsia in meno per lavori, o forse è una trappola. Il paesaggio fuori dal finestrino di un autobus blu come il cielo scorreva monotono. Un uomo si era addormentato. Ci incolonniamo nella strettoia. Ecco che ci fermiamo. Ci raggruppiamo. Stretti l’uno sull’altro. Chiusi. A testuggine. Ma non c’è molto da fare. La testa gli cadeva dal sonno. Si riparte. Improvvisamente.  Uno squarcio di luce. Più avanti. Altri spartani ci sbandierano contro, quasi una mattanza, sempre protetti dai loro scudi tondi e blu come i laghetti giapponesi, e taglienti frecce sui pneumatici in corsa su un’autostrada che non c’è più, ma solo alberi e le diverse  velocità del moto e la paralisi giù per la scarpata o il fosso, opportunamente svuotato per misurare il tempo nuovo, ogni volta, e la caduta e l’inaccessibile ramo che sostiene per sempre il collo di un uomo e la canna di bambù e l’eterno sonno.

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