Il vergine, il vivace e il bell’oggi…*

La chair est triste, hélas!  et j’ai lu tous les livres. 

Brise marine. – Stephane Mallarmé*

 

 

 

La poesia di Mallarmé è oscura.
L’opera poetica ha una significazione… che non è paragonabile allo studio del cane, animale abbaiante, per la conoscenza del Cane, costellazione celeste.

Maurice Blanchot

 

 

 

 

Ieri sera in televisione davano il solito film sulla passione di Cristo. Mento o siamo  quasi a natale? O forse questo è un anacronismo. O forse chi redige i programmi di quell’emittente televisiva è un’anacronista. Comunque sia:

–  Lanci una pietra chi è senza peccato, urlava l’Istigatore nel film. E io ogni tanto ne buttavo qualcuna in mare. Ma non ci si crede. Tanto per incominciare daccapo, mi dicevo. Una nuova storia, un’altra odissea, o giù di là. Per essere come gli altri. Come Polifemo, ad esempio conficcato più avanti nel non libro della narrazione ma retrocesso poi al punto di partenza per una ricostruzione alla pulp fiction. Perché così è che tutto ebbe inizio. E ora sono tante le parole belanti che non dico, ma che scrivo sulla carta e che getto poi nel cestino. E con le dita sempre più anonime, con queste scapole sempre più rassegnate e non basta ancora. Non crolla la Storia. Non deflagrano nuovi mondi. Non distinguo le parole. Ricerco le carte stropicciate nel cestino. Niente. Non sono gli altri. Non sono io. E la costanza, non indaga verità sfuggenti. Retrocedere ancora e ancora una volta, nella vuota ignoranza retrocedere. Ecco.

Eppure, non so spiegarmi se questa mia astensione dallo scrivere fosse stata dettata più da un dispetto e/o non piuttosto per una certa erotica e studiata perversione: ritardare l’attimo del piacere, re-citano le scimmie d’accademia. Per godere di più suggeriscono i manuali.

Luogo: Ritardare… come il punto focale di un remoto mattino. Era estate. E l’orologio segnava le quattro. Io ero in casa ma non dormivo. Torturato da un continuo ronzìo nella testa. Avevo persino tolto corrente al frigo, pensando potesse essere quello, il rumore del compressore, a darmi fastidio. Ma non era così. Avevo persino tolto corrente a tutta la casa. Ma il ronzìo nella mia testa non si fermava. Non poteva fermarsi. Cominciai a pensare d’essere impazzito. Merda! Dream. Mater. Etarm, senza nessun motivo, nessuna prescrizione. Perché nessun uomo normale può dichiarare di percepire il movimento di rotazione della terra. La cosiddetta “armonia delle sfere” dei pitagorici. Che se un tempo poteva essere possibile percepirne l’essenza rimanendo comodamente sdraiati sull’erba, diciamo pure, coi piedi per terra, oggi come oggi, con tutta l’elettricità che perennemente ci avvolge, più o meno a distanza di sicurezza senza infliggerci più alcuno elettro-shock (ma forse non è vero), dovremmo essere al di là, oltre che fuori di testa, del suo reticolato magnetico per poterla percepire ancora: l’incessante sinfonia di quest’altra ipnotizzante marea, e trovarci letteralmente sospesi nello spazio siderale. Ma dunque, ciò nonostante. Affacciato alla finestra vidi, come di consueto ormai, per quelle notti abbandonate, risalire il gruppo delle sette stelle che formano l’orsa maggiore, cambiavano a poco a poco di posizione, come a caricare la notizia per un nuovo giorno. Ecco perché la costellazione è chiamata anche Cane. E per  intenderci non proprio come cane, animale abbaiante, ma come il cane di una pistola. Eppure niente è cambiato. Niente si perde. Né dignità né stima né se stessi. Dicevo. Neppure il passato che è niente ormai. Spesso niente è peggio di quel che appare. Ma cazzo stanotte ho avuto un’apparizione, sfuggente, una poesia, un cane, dio!

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