Quinta Illuminazione

Brucerò, ma ciò non è che un fatto.

Continueremo poi a discutere nell’eternità.

1933, Adroguè

Con le spalle al dirupo ora,

con l’abisso dietro di te,

l’ombra confusa col principio,

è qui che si ferma il destino,

senza amore né nostalgia di stelle,

discorde alla lingua e al pensiero.

Così come scrivo per non essere visto

egualmente vorrò morire. Perché non c’è

speranza per la morte di rifiutare

l’assenso dei divini mortali. Casualmente

si nasce, senza scelta si vive, nei decenni

solcando l’abitudine della luce –

intermittente fluire delle scale.

Per questo ho pensato a una fine

immemorabile, ignominiosa prostituta

di un delitto efferato, non commesso,

senza confessione, et consumimur igni,

e come Empedocle, o Teodorico il Grande,

in confidenza io vi dico che andrei a gettarmi

senza timidezza in un cratere dell’Etna,

per raggiungere anch’io l’estremo amore

del cielo, l’apocalisse che ti respira accanto,

non in alto o in basso il prima o il dopo

che non sfigura la precedente visitazione,

ma senza alcuna guida, senza Dante,

senza improvvisa generazione,

perché non c’è speranza per la vita

di sottrarsi ai propositi dell’ignoto.

*

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